
Ho deciso di firmare l'appello di Italian Blogs for Darfur per sensibilizzare i media televisivi a parlare della tragedia che si sta consumando nel Darfur: 300 mila morti, 2 milioni di sfollati, 200 mila rifugiati.
Questo è l'appello che vi chiedo di firmare:
Appello a Rai, Mediaset e La7 per il Darfur
"Scrivo per lamentarmi dell’esiguo spazio dedicato dalla vostra azienda al genocidio in corso nella regione del Darfur in Sudan.
Nel Darfur si muore da tre anni ma l’allarme lanciato da organizzazioni umanitarie e militanti per i diritti civili rimane inascoltato dai maggiori media italiani. Finora si contano trecentomila morti, duecentomila rifugiati e due milioni e mezzo di sfollati che hanno fatto valere alla crisi il titolo di «genocidio».
I mezzi televisivi italiani raggiungono oggi la maggior parte della popolazione della penisola come fonte primaria se non unica d’informazione. La televisione detiene il potere d’informazione, ma anche i quotidiani, seppure in maniera minore, possono concorrere a informare gli Italiani su cosa stia accadendo oggi nel Darfur. Molto spesso, ciò che non è raccontato dai media televisivi non esiste per la maggior parte delle famiglie italiane.
Alimentando una maggiore coscienza del genocidio in atto nel Darfur, i media italiani possono contribuire a fermare le ingiustizie e le atrocità che si stanno compiendo nella regione.
Per questo Vi chiedo di aumentare lo spazio dedicato all’informazione sul genocidio del Darfur, per porre fine alle gravi azioni contro i diritti umani e la dignità stessa dell’uomo.
Come fruitore di un servizio pubblico e privato, vi prego di dare maggiore importanza alla tragedia che si sta compiendo, attraverso una programmazione che dia spazio anche quotidianamente a servizi e dossier sul genocidio nel Darfur.
Rimango in attesa di un vostro cortese riscontro.
Cordiali saluti,
Grazie.”
Sempre dal sito Italian Blogs for Darfur vi riporto la storia di questo pezzo d'Africa dimenticato dagli uomini:ìOra non potete più dire che non sapete! Aderite
Il Darfur è una regione dell’Ovest del Sudan, Paese dell’Africa centro-orientale, delimitato da Chad, Egitto, Etiopia, Libia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Repubblica Centroafricana e Kenia.
Circa 6 milioni di persone vivono oggi in Darfur, prevalentemente “neri”: musulmani, cristiani e animisti. La classe politica dominante “araba”, nel 1987 proclama la supremazia della razza “araba” e nel 2003 un gruppo di ribelli del Darfur dà il via alla guerra civile. E’ il Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM), al quale si aggiungeranno l’ Esercito per la Liberazione del Sudan (SLA) e il Movimento Giustizia e Uguaglianza (JEM).
Da allora si contano 400.000 morti, 2 milioni di sfollati e 300.000 rifugiati. Diverse inchieste delle Nazioni Unite che hanno evidenziato i crimini contro l’umanità commessi nella regione: villaggi bruciati, donne e bambine violentate, bestiame confiscato, pozzi d’acqua e coltivazioni distrutte, violenze che hanno come oggetto i neri musulmani, cattolici e animisti, colpevoli di non essere arabi. Sono state inoltre approvate diverse risoluzioni dal Consiglio di Sicurezza, inviata sul posto una missione dell’ Unione Africana (AMIS) e discusso il caso presso la Corte penale internazione dell’Aja. Le aree più critiche sono i territori del darfur occidentale, lungo il confine con il Ciad e oltre, dove l’assenza di condizioni di sicurezza hanno ostacolato anche l’accesso degli aiuti umanitari.
L’ Unione Africana è presente nella regione con una forza di pace di 7.000 uomini, insufficiente per arginare la violenza delle milizie arabe janjaweed, sostenute dal Governo di Karthoum, la capitale del Sudan. Sono inoltre presenti 97 tra ONG e agenzie dell’ONU, con un totale di più di 14.000 operatori umanitari, per lo più concentrati a Nyala, capitale del Sud del Darfur. L’Italia è attualmente impegnata in Darfur con 5 ONG, distribuite nel Nord, Sud e Ovest del Darfur, impegnate in progetti di carattere sanitario e idrici. Sono tutte membri della Associazione delle ONG italiane: Cosv, Copi, Cesvi e InterSos del comitato “Darfur onlus”, e la Alisei.
Da più di 30 anni operano in Darfur anche le Suore della Carità e i Padri Comboniani, ai quali si aggiunge la Caritas Italiana, mentre il Governo Italiano è presente con la Cooperazione Italiana allo sviluppo e le strutture sanitarie di Avamposto 55, che pur non avendo raggiunto gli obiettivi proposti, per mancanza di fondi, è oggi un attivo presidio medico di primo soccorso e di supporto anche nel training dei medici di Nyala.
Nel Gennaio 2005 aveva termine invece la guerra tra il Sud e il Nord del Sudan, iniziata nel 1983, che aveva causato poco meno di 2 milioni di morti.
Da uno studio condotto da Medici senza Frontiere e Osservatorio di Pavia è emerso che nel 2005 è stata dedicata solo un’ora all’informazione sul conflitto in Darfur. Per questo motivo è sorto Italian Blogs for Darfur, un movimento d’opinione che attraverso un appello on-line chiede che venga dato uno spazio più ampio nei media italiani all’informazione sul conflitto in Darfur.